La percezione visiva della forma (Gestalt): psicologia e design.

progettazione logo aziendale

Nata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento del secolo scorso, la teoria della Gestalt (termine tedesco che significa letteralmente posizionato davanti agli occhi) si rifà all’idea che il tutto è più delle singole parti.

Significa che ciò che viene percepito dalla mente umana non è solo la somma di tante singole parti: pensiamo ad esempio ad una melodia che è composta da una serie di note le quali, prese singolarmente, non producono lo stesso risultato.

Ma più ancora è interessante il risultato che si può avere dalla composizione di singoli segni grafici o forme di vario tipo capaci di essere percepiti in modo unitario come qualcosa di altro prima ancora delle singole parti.

Teoria della Gestalt nel design.

Nell’ambito del design i principi della teoria della forma, altro nome con cui è conosciuta la teoria della Gestalt, trovano numerose e interessanti applicazioni. Permettono la spiegazione di molte illusioni ottiche, pensiamo ad esempio al famoso vaso di Rubin o al triangolo di Kanizsa (vedremo entrambi qui di seguito), ma sono anche impiegati per i loghi più famosi, nel marketing e nelle elaborazioni grafiche di vario tipo.

Sono le regole individuate dagli studiosi della Gestalt che spiegano come la mente umana si relaziona alla realtà, con particolare riferimento alla percezione visiva.

1. Principio della prossimità o vicinanza.

Secondo questa regola all’interno di una composizione i singoli elementi sono raggruppati dalla nostra mente in funzione delle distanze e percepiti come una unità più sono vicini tra loro.

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-> Nel logo qui sopra la serie di punti viene associata e crea l'idea della sfera.

2. Principio della somiglianza.

Si tratta del principio secondo cui tendiamo a raggruppare gli elementi simili percependoli come una unità indipendente. Si tratta di una somiglianza data da forma, colore, dimensione o altro. Nel design pensiamo ad esempio ai set di icone, realizzate mantenendo degli elementi di continuità affinché trasmettano un’idea unitaria. Oppure alla progettazione dei company profile, dove biglietti da visita, cartellette, carta intestata, cataloghi vengono realizzati mantenendo elementi grafici comuni. Questo non significa necessariamente ripetere il logo ovunque, ma creare coerenza di forme, colori, spazi che si ripetono su differenti supporti e con differenti dimensioni.

3. Principio di continuità.

In questo caso tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo.

4. Principio del destino comune.

Quando gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento coerente tra loro.

5. Principio della figura-sfondo.

Questa regola mette in evidenza come le parti di una composizione possono essere interpretate sia come oggetto sia come sfondo. Si basano su questo principio alcune tra le più famose illusioni ottiche. Ecco l’esempio del famoso vaso di Rubin. Se la mente si concentra sulle zone bianche percependo come sfondo il nero si vedono i profili di due teste. Se invece ci si concentra sul nero e si percepisce il bianco come sfondo compare la sagoma di una vaso.

vaso di Rubin

6. Principio dell’esperienza passata.

La nostra esperienza influisce sulla percezione della realtà. Così, ad esempio, da un insieme di linee possiamo leggera la lettera F nell’immagine seguente. Ma questo solo perché conosciamo nell’alfabeto questa lettera.

7. Principio di completamento o chiusura.

Secondo questa regola la nostra mente tende a percepire figure chiuse anche quando in realtà non lo sono affatto. È questo il caso del famoso triangolo di Kanizsa.

triangolo di Kanizsa

Non solo forme: la percezione del brand.

La teoria della Gestalt deve essere tenuta in considerazione anche per quanto riguarda la percezione che un cliente ha di un’azienda. La tendenza ad unificare e semplificare gli stimoli infatti trova applicazione anche nell’approccio con un brand. Ipotizzando che il primo contatto tra azienda e consumatore avvenga tramite il sito internet al segue poi una ricerca esterna da parte del potenziale cliente per approfondire e trovare ulteriori dettagli. È evidente che visitare un sito web sbagliato, che trasmette una percezione negativa, spingerà anche inconsciamente a evidenziare quelle informazioni che rafforzano la prima impressione avuta, negativa. E viceversa.

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